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Vallepietra, 1970: le Zitelle. Foto: V. Contino, 1970, Archivio Fotografico dell’Istituto Centrale per la Demoetnoantropologia Vallepietra, 1970: le Zitelle. Foto: V. Contino, 1970, Archivio Fotografico dell’Istituto Centrale per la Demoetnoantropologia

Santissima Trinità a Vallepietra

SABATO E DOMENICA DOPO LA PENTECOSTE

Il santuario

Il santuario della Santissima Trinità a Vallepietra (Roma), costituito da una grotta sormontata da una costruzione esterna, è situato sul monte Autore, ai confini tra il Lazio e l'Abruzzo, a 1337 metri di altezza. Il pellegrinaggio ha luogo nella ricorrenza della Santissima Trinità, tra il sabato e la domenica dopo la Pentecoste, e il giorno della festa di Sant'Anna, il 26 luglio.

Si ritiene che il santuario sia sorto su un antico tempio pagano di epoca romana, i cui resti sono stati rinvenuti all'interno della grotta, e che successivamente questo luogo di culto sia stato dedicato alla Santissima Trinità dai Benedettini di Subiaco e dai monaci Basiliani. Un'altra ipotesi attribuisce a San Domenico di Sora o di Cocullo la fondazione del santuario, sulla base della biografia del santo scritta da un discepolo. I primi documenti relativi al santuario, del 1079 e del 1112, sono conservati nell'archivio della cattedrale di Anagni, e si riferiscono a donazioni elargite alla chiesa. La cappellina di Sant'Anna venne scavata nella roccia per iniziativa dell'abate Mercuri, intorno al 1870.

La sacralità del luogo viene attribuita dalla tradizione a un miracolo: un contadino che arava il terreno vide precipitare nel vuoto i buoi con l'aratro; disceso nella valle, si accorse che gli animali erano sopravissuti e stavano inginocchiati dinnanzi a un'immagine della Santissima Trinità, apparsa sulla parete di una cavità. Si racconta anche che due cristiani ravennati, per sfuggire alla persecuzione di Nerone, si rifugiarono in una grotta sul monte Autore, dove incontrarono i santi Pietro e Giovanni, sbarcati a Francavilla dall'Oriente verso Roma; in questa occasione si manifestò la visione della Santissima Trinità.

Le Tre Persone

L'affresco principale che, secondo l'iconografia bizantina, rappresenta le Tre Persone identiche, risale al XII secolo. L'immagine è costituita da tre figure separate, la cui unità è sottolineata da elementi simili: il trono, lo sguardo, l'abbigliamento e la postura della mano destra, che benedice alla maniera greca, unendo il pollice con l'anulare, infine dall'ornamento di fiori e foglie che circonda le figure. Sotto l'affresco vi è l'iscrizione che esprime il mistero trinitario: "IN TRIBVS HIS DOMINVM PERSONIS CREDIMVS".

Questa particolare iconografia della Trinità è stata oggetto di numerosi studi. Nelle pitture delle catacombe le tre persone sono in genere rappresentate dal Padre (onnipotenza), dal Figlio (redenzione) e dallo Spirito Santo (testimonianza). Quando, nel 325, il dogma della Trinità venne fissato dal Concilio di Nicea, l'iconografia trinitaria subì ulteriori trasformazioni. Figurazioni analoghe alle Tre Persone si rintracciano in alcune decorazioni provenienti dalla Nubia, e nell'Hortus Deliciarum, manoscritto risalente al XII secolo. L'ipotesi dell'origine orientale del culto sembra confermata dal carattere bizantineggiante degli affreschi più antichi che decorano l'interno del santuario.

Il pellegrinaggio

Nella ricorrenza della Santissima Trinità il pellegrinaggio inizia tra il sabato e la domenica dopo la Pentecoste. Migliaia di pellegrini, organizzati in "compagnie", giungono dal Lazio e dall'Abruzzo. Ogni compagnia è preceduta da un portatore di stendardo. I fedeli entrano nel santuario, sfiorando con la mano la parte superiore della roccia, l'uscita avviene a ritroso, per rispetto alla Santissima Trinità. Molti devoti trascorrono la notte nei pressi del santuario, in ricoveri improvvisati (tende, teloni di plastica etc.). L'affluenza dei visitatori è distribuita durante la stagione di apertura del santuario, dal primo maggio al 31 ottobre, ma la partecipazione più consistente si ha in occasione della ricorrenze principali.

Il comportamento devozionale conserva ancora particolari tradizioni: tagliare e portare piante ("dendroforia"), edificare cumuli di pietre e lanciare pietre. Si cammina all'indietro anche nel primo tratto di sentiero, durante la partenza. L'usanza di gettare sassi dai ponti che superano il fiume, rappresenta la pesantezza del peccato e la sua espulsione. Oggi più raramente si assiste al rituale del "comparatico": immergendo contemporaneamente le mani nell'acqua, le persone si uniscono in una sorta di amicizia spirituale, sancendo in tal modo una reciproca solidarietà. La domenica mattina viene eseguito il "Pianto delle Zitelle", una laude sacra che rievoca la Passione di Gesù, risalente probabilmente al XII secolo, cantata dalle giovani di Vallepietra. Attualmente il "Pianto" si rappresenta anche in altri luoghi.

Testo: E. De Simoni


Foto: V. Contino, 1970
Archivio Fotografico dell'Istituto Centrale per la Demoetnoantropologia


Foto: M. Russo, 1972 - Festa di Sant'Anna
Archivio Fotografico dell'Istituto Centrale per la Demoetnoantropologia


Foto: E. De Simoni, 2005
Archivio Fotografico dell'Istituto Centrale per la Demoetnoantropologia

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