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Settimana Santa a San Marco in Lamis

Processione delle Fracchie - Venerdi Santo

I membri dell'Arciconfraternita dei Sette Dolori nella chiesa dell'Addolorata, così come i fedeli nelle altre chiese di San Marco in Lamis (Foggia), nel pomeriggio del Venerdì santo, partecipano alla liturgia dell'adorazione della croce e dopo la distribuzione della comunione e senza la benedizione finale, si confondono con le migliaia di fedeli provenienti dalle altre chiese ai piedi della Madonna Addolorata.

Intanto, già da alcune ore, su viale della Repubblica, strada vicina alla chiesa dell'Addolorata, si cominciano a disporre le fracchie. La strada è lunga circa 200 metri e non è molto larga, per questo motivo si preferisce giungere in anticipo con la fracchia, per occupare un posto "buono", e avere il tempo per apportare gli ultimi ritocchi.

Una marea di gente si riversa nel quartiere cosiddetto dell'Addolorata, per la visita alla Madonna in chiesa e alle fracchie schierate per la partenza.

Questo è un forte momento socializzante, per tanti che si rivedono dopo mesi, perché emigranti o perché nel periodo invernale non si è potuto andare molto in giro, e così si chiacchiera e ci si saluta, si fanno capannelli, si commenta e si "critica" la fattura delle fracchie o dei lampioncini.

Il via vai è ininterrotto. Le fracchie continuano a giungere alla spicciolata fino all'imbrunire.

I fracchisti non si allontanano dalle loro realizzazioni per ricevere gli elogi degli amici, parenti e semplici osservatori; i turisti e gli emigranti muniti di macchine fotografiche e telecamere catturano il ricordo della manifestazione; i rivenditori dimfracchiette (riproduzioni in miniatura, perfette nei particolari, carrello in ferro compreso) espongono la mercanzia; davanti alle macellerie si arrostiscono i "turcinelli" (involtini di frattaglie) con il fumo che si spande tra la folla.

Mischiati tra la gente, i vecchi nascondono la nostalgia studiando i dettagli delle fracchie e l'evolversi delle tecniche costruttive: molti di loro, in passato, almeno una volta, sono stati fracchisti.

Al tramonto, le fracchie arrivate per ultime, non hanno trovato posto e si sono affiancate a quelle già sistemate, e così la confusione lungo la strada diventa indescrivibile.

È sera, le fracchie piccole e grandi sono pronte per la processione: hanno tutte la bocca di fuoco rivolta verso est e negli interstizi tra il legname vengono inseriti a forza stracci e paglia imbevuti di combustibile e si mette in evidenza il numero assegnato affinché la giuria possa distinguere ogni fracchia durante la votazione.

Poco dopo, i Vigili Urbani tolgono le transenne che bloccano il traffico degli automezzi su piazza Europa, fanno allargare la folla, e così dall'imbocco di viale della Repubblica esce la prima piccola fracchia accesa, che attraversa la piazza per immettersi su viale Europa.

La folla si dispone lungo il tracciato, mentre una dietro l'altra le fracchie accese, di grandezza via via crescente, sfilano tra la gente.

Le fracchie "piccole", da pochi decimetri di diametro e del peso di alcune decine di chilogrammi fino a un metro di diametro e al peso di oltre 1.000 kg, sono tutte montate su ruote di ferro, e trascinate da ragazzi e ragazze fino ai 12 anni, circa, che in gruppetti più o meno numerosi, si sforzano di tirare. Sono sempre coordinati da un adulto che consiglia, aiuta, corregge, accende la fracchia. L'adulto fa da direttore con comandi fermi ai tiratori e ai timonieri, attizza la fiamma con la pertica o, se necessario, versa altro combustibile.

I ragazzi spesso vestono dei costumi che nei loro intenti dovrebbero essere tradizionali ma che spesso sfociano nella pacchianeria. Danno segno di compostezza e atteggiandosi da adulti non hanno paura del fuoco e tirano con forza e fatica la fracchia.

Le fracchie piccole ci danno l'idea di come doveva essere la processione fino agli inizi del 1900, anche se le fracchie non erano montate su ruote come adesso ma trasportate a braccia.

Anche le fracchie grandi di categoria I e II, vengono accese, ma rimangono ferme sul tratto di viale della Repubblica aspettando la Madonna Addolorata. Intanto i lampioncini si dispongono in fila, e si avviano lungo via della Repubblica per disporsi davanti alla Croce. Uomini e donne con abbigliamenti da giudei e romani inscenano il tragitto di Gesù al Calvario.

Infine, dalla chiesa dell'Addolorata, esce la statua della Madonna Addolorata, con ai lati dei lampioni, preceduta dalla Croce, dal parroco, dal priore, dai confratelli con il vestito confraternale a lutto e dalle consorelle della Confraternita dei sette dolori anch'esse vestite a lutto. Molti uomini e donne seguono la statua. Tutti cantano lo Stabat Mater, in cori alterni tra uomini e donne.

La statua dell'Addolorata, portata a spalle da otto uomini, indossa l'abito nero del lutto, con un lungo mantello. Il suo capo è ornato solo da una sottile aureola impreziosita da una piccola stella. Ha gli occhi rivolti al cielo e uno spadino nel petto.

Tutti partecipano al canto dello Stabat Mater, con lo sguardo rivolto a lei e al suo dolore per la perdita del Figlio.

La processione uscendo di chiesa imbocca via della Repubblica dove le fracchie grandi aspettano la Madonna per "cederle il passo". A questo punto, la processione è nel suo pieno svolgimento: le fracchie piccole e medie hanno raggiunto viale Europa, i lampioncini, il corteo della sacra rappresentazione, la statua della Madonna Addolorata, il popolo e la confraternita orante al suo seguito, sfilano lungo viale delle Repubblica e piazza Europa.

In questo lungo corteo si ode lo Stabat Mater e il crepitio delle fiamme.

Dopo il passaggio della Madonna e del popolo orante si avviano anche le fracchie grandi.

Lo spettacolo cambia: le grida dei trasportatori e le fiamme che escono dalle fracchie danno alla processione un'atmosfera da inferno dantesco. Le ruote stridono sulla pavimentazione stradale, la brace si riversa per terra, le faville si alzano verso il cielo, e vampate di calore e fiamme sopraffanno gli spettatori che a ondate si allontanano dai bordi delle strade.

La fracchia "sputa fuoco"; solo i fracchisti sembrano insensibili alle fiamme, intenti a tirare le due funi collegate con le catene all'asse delle ruote. Appaiono sudati, affaticati dallo sforzo e, nello stesso tempo, disinvolti e incuranti del pericolo. Sanno di essere personaggi importanti di uno spettacolo secolare.

Però non tutte le fracchie hanno la medesima immagine fiammeggiante; alcune emanano solo fumo nero e acre, che spinto dal vento entra negli occhi e sui vestiti degli spettatori. I fracchisti cercano con del combustibile di dare nuovo vigore al fuoco, oppure con la veria (lunga pertica) assestano colpi violenti sulla bocca della fracchia per aprire nuovi varchi tra la legna bruciacchiata e attizzare il fuoco. I più esperti anticipano questi imprevisti ricorrendo ai "trucchi del mestiere": far avanzare la fracchia nella direzione del vento oppure farla fermare agli incroci per sfruttarne le correnti d'aria.

Ma la combustione non deve essere eccessiva per evitare che la fracchia si consumi troppo in fretta, mettendo in pericolo la sua stessa staticità, perché se la parte consumata arriva all'altezza del carrello, la struttura cederebbe non avendo più appoggio sulla base. Alcuni secchi d'acqua permettono di evitare questa evenienza.

A metà del percorso la lamiera di raccolta non riesce a contenere tutta la brace prodotta dalla combustione della fracchia che fuoriesce cadendo per terra. Alcuni operai del Comune, con i "raschiafango", la raccolgono in mucchi ai lati della strada, per poi smorzarli con getti d'acqua. Ma rappresentano pur sempre un pericolo per gli spettatori che stazionano sui marciapiedi.

Prima, la brace spenta si raccoglieva per devozione e per farne combustibile.

Il capofracchia si affanna a dare ordini ai tiratori, a mantenere viva la fiamma e a sollecitare i due timonieri ai quali è deputato il compito di mantenere l'andatura rettilinea della fracchia e di affrontare le curve nella maniera più idonea.

Le fracchie piccole e medie, arrivate in piazza Moro, si dirigono verso il monumento di Padre Pio, in piazza Oberdan, dove vengono spente, mentre la Croce, la Madonna Addolorata, il parroco, i confratelli e le consorelle e tutto il seguito, proseguono lungo via Marconi per completare il giro che li ricondurrà nella chiesa dell'Addolorata.

Anche le fracchie più grandi, dopo aver compiuto il percorso, hanno finito il loro compito di scortare la Madonna e vengono spente con acqua in piazza Oberdan. Poi sono trainate dove erano state costruite in modo che con calma, dopo alcuni giorni, viene recuperata la legna residua bruciacchiata. La legna non bruciata viene usata come combustibile mentre quella parzialmente bruciata viene accesa; tutta la ferramenta viene gelosamente custodita per l'anno successivo.

Testo: G. Tardio (tratto da La processione con le fracchie a San Marco in Lamis)

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